La stagione della caccia: si gira a Marzamemi il nuovo film di Roan Johnson


A prima cosa che il commissario notò sopra la scrivania di Pasquano, 'n mezzo a carte e fotografie di morti ammazzati, fu una guantera di cannoli giganti con allato 'na buttiglia di passito di Pantelleria e un bicchieri. Era cosa cognita che Pasquano era licco cannaruto di dolci. Si calò a sciaurare i cannoli: erano freschissimi. Allura si versò tanticchia di passito nel bicchiere, affirò un cannolo e principiò a sbafarselo talianno il paesaggio dalla finestra aperta. Il sole addrumava i colori della vallata, li staccava nettamente dall'azzurro del mare lontano. Dio, o chi ne faciva le veci, qua si stava addimostrando un pittore naïf. A filo d'orizzonte, uno stormo di gabbiani che se la fissiavano a fare finta di scontrarsi tra loro, in un virivirì di piacchiate, virate, cabrate che parivano 'na stampa e 'na figura con una squatriglia aerea acrobatica. S'affatò a taliarne le evoluzioni. Finito il primo si pigliò un secondo cannolo

 

Due giorni di set cinematografico allestito nel piazzale Balata di Marzamemi, per girare alcune scene del film in costume "La stagione della caccia", prodotto da Palomarper Rai1e tratto dall'omonimo romanzo del maestro Andrea Camilleri. Il nostro meraviglioso borgo, che ogni anno ospita il Festival Internazionale del Cinema di Frontiera, diventa nuovamente scenografiaper il grande schermo!

Il regista èRoan Johnson, noto ai più per i film "I primi della lista" con Claudio Santamaria e "Piuma",  selezionato in concorso alla 73ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, alla sottoscritta anche per i due episodi della serie TV "I Delitti del Bar Lume".

Sul suo profilo Facebook, Johnson rivela con grande ironia: "Sono entrato nel progetto come sarebbe sbarcato un inglese nell’entroterra siculo di fine ottocento… cioè senza capirci una beneamata minchia. Poi studiando, scavando, addentrandomi in questo mondo, il fascino per quello che scoprivo aumentava… e tuttavia questa è una terra contraddittoria, misteriosa, sorprendente, e questo è un autore complesso e sfaccettato. E quindi sono arrivato a non ci capirci una mezza minchia."

 

Il protagonista invece sarà il palermitano Francesco Scianna, che tutti ricorderete nel ruolo di Peppino Torrenuova, protagonista maschile del film Baarìa, regia di Giuseppe Tornatore.

 

Sembra che Camilleri si sia ispirato a un battuta dell’inchiesta sulle condizioni sociali ed economiche della Sicilia (1875-1876). All’interrogante che chiedeva se si fossero verificati fatti di sangue, venne risposto: “No. Fatta eccezione del farmacista che per amore ha ammazzato sette persone”.

Protagonista della vicenda, è dunqueAlfonso La Matina, detto Fofò. Quest’uomo strano, altezzoso e riservato, è il figlio di Santo e arriva al porto di Vigata circondato dalle chiacchiere del circolo dei nobili del paese. Il geometra Fede, pettegolo dei pettegoli, scopre ben presto che Fofò è tornato a Vigata per proseguire il lavoro del padre. Prima di essere barbaramente ucciso, Santo curava un giardino “miracoloso” per conto del marchese Peluso. I frutti e le erbe che faceva crescere avevano effetti curativi incredibili. Fofò apre una farmacia in paese usando proprio le erbe magiche del padre. Da quel momento, però, cominciano anche delle morti strane. Il primo è il padre del marchese Peluso, che sosteneva la sua ora fosse venuta perché si è aperta la stagione della caccia. Rico, il figlio maschio tanto desiderato dal marchese, muore avvelenato dai funghi. Anche la signora madre Matilde scompare improvvisamente. Quando tocca al marchese Peluso, l’unica sopravvissuta della casata ed erede del patrimonio di famiglia rimane ‘Ntontò, la sola figlia femmina del marchese. Tutte le morti sembrano dovute a cause naturali o ad accidentali disgrazie. E ovviamente, Fofò, ha giocato la sua parte.

Edito da SellerioLa stagione della cacciasviscera un argomento molto caro a Camilleri. Ovvero la sua idea dei siciliani come “tragediatori, paghi soltanto quando fondono insieme la vita e la scena.

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